Giuseppe Spagnulo - Bio

Nato a Grottaglie ( Taranto ) nel 1936.

BIO

Nato a Grottaglie ( Taranto ) nel 1936, ha in giovanissima età contatti con la materia presso la bottega del padre, dove impara a lavorare al tornio. Fra i primi studi alla Scuola d'Arte di Grottaglie, continuandoli dal 1952 al 1958 all'Istituto d'Arte per la ceramica di Faenza. Arriva a Milano nel 1959 e si iscrive all'Accademia di Brera, che però, frequenta poco, preferendo lavorare come assistente negli studi di Fontana e Pomodoro. 

Conosce Tancredi e Manzoni. Dopo una parentesi di lavoro nella ceramica, si dedica definitivamente alla scultura. Nel 1964 organizza al Salone di Carlo Grossetti di Milano la sua prima mostra personale con lavori in terracotta, pietra e legno. Nel 1968 inizia i primi grandi lavori in ferro: simboli di protesta da collocare nelle strade.

È del 1972 una grande mostra personale a Milano, intitolata Ferri Spezzati, simboli di rottura di equilibri geometrici (Cerchi) o forzatura del taglio come divisione di piani e loro trasformazione (Diagonale, Grande Curva).

Dal 1976 concettualizza sempre più il suo lavoro iniziando i temi dei Cartoni, dei Paesaggi e dell'Archeologia. Nel 1977, al Newport Harbor Alt Museum, in California, esegue in loco un grande lavoro sui Paesaggi: idea del presente sconvolto e drammatico e archeologia come memoria del passato sempre tragico dell'uomo.

Per riguardare il proprio ancestrale passato e utilizzare tutte le conoscenze consce e inconsce consce come presenza profonda dei materiali e inconsce come ricerca della propria origine culturale), compie nel 1979 un viaggio che, partendo dalla propria terra d'origine, la Puglia, prosegue, con una sorta d'itinerario odisseico, nel Mediterraneo attraverso alcune isole simbolo (Stromboli) fino alla Grecia. 

Nel 1980, soggiornando a Berlino, invitato dal DAAD, esegue alcuni grandi lavori, quali Antigone, Morta Natura, Le armi di Achille, che ripercorrono mentalmente l'itinerario del viaggio.   Prevale in questa fase l'accostamento di materiali diversi (terracotta, ferro, sabbia, radici d'albero).

Ritornato a Milano, nel 1982 lavora, usando un tornio da lui stesso costruito di due metri di diametro, alla grande Torre, la cui idea risale al tornio da vasaio, mitico antichissimo strumento usato da sempre nella bottega artigianale del padre. Il tema della crescita organica della materia e insieme una ricerca tesa a scoprire una radice formativa dell'essere sembrano le noti dominanti dei lavori del 1983 in poi. 

Ne nasce una scultura non psicologica ma psicoanalitica, tesa cioè a rivelare le forze inteme che dominano l'Io ( si veda tutta la serie degli Autoritratti ). L'uso dei materiali è il più diverso: terracotta, ferro, rami d'albero, fusioni in bronzo. 

È del 1988 l'inizio di un progressivo ritorno, sempre più accentuato, fino a essere attualmente esclusivo, all'uso del ferro come materiale unico: un riaccostamento, seppure filtrato e mediato dalle precedenti esperienze, al tema dei Ferri Spezzati. 

Nel 1987-88 ha realizzato una grande scultura per la Villa Celle di Giuliano Gori a San Tommaso di Pistola. 

Dal 1987 insegna scultura all'Accademia d'Arte di Stoccarda.

Muore il 15 giugno 2016 a Milano.